La testimonianza di Massimo Giannini: “14esimo giorno di terapia intensiva”

2
35
testimonianza di massimo giannini

In questi giorni dove i DCPM incollano le persone allo schermo del pc, si arricchisce la narrazione della pandemia che coinvolge tutto il mondo con la testimonianza di Massimo Giannini, celebre (ex) volto di Ballarò. Il giornalista sta raccontando attraverso interviste e dichiarazioni le condizioni di salute e soprattutto la situazione in ospedale da quando è stato ricoverato perché positivo non asintomatico:

La dura testimonianza di Massimo Giannini e le spaventose condizioni dell’ospedale

Scusate se riparlo di me. Oggi ‘festeggio’ quattordici giorni consecutivi a letto, insieme all’ospite ingrato che mi abita dentro.
Gli ultimi cinque giorni li ho passati in terapia intensiva, collegato ai tubicini dell’ossigeno, ai sensori dei parametri vitali, al saturimetro, con un accesso arterioso al braccio sinistro e un accesso venoso a quello destro.
Il Covid è infido, è silente, ma fa il suo lavoro: non si ferma mai, si insinua negli interstizi polmonari, e ha un solo scopo, riprodursi, riprodursi, riprodursi.
Meglio se in organismi giovani, freschi, dinamici.
Questa premessa non suoni da bollettino medico: mi racconto solo per spiegare quelle poche cose che vedo e capisco, da questa parte del fronte, dove la guerra si combatte sul serio.
Perché la guerra c’è, se ne convincano i “malpancisti di piazza e di tastiera”.
Si combatte nei letti di ospedale e non nei talk show.
Quando sono entrato in terapia intensiva, cinque giorni fa, eravamo 16, per lo più ultrasessantenni. Oggi siamo 54.
A parte me, e un’altra decina di più fortunati, sono tutti in condizioni assai gravi: sedati, intubati, pronati.
Bisognerebbe vedere, per capire cosa significa tutto questo.
Ma la gente non vuole vedere, e spesso si rifiuta di capire. “

testimonianza di massimo giannini

Qui la testimonianza di Massimo Giannini diventa amara, quasi provocatoria:

“Come hanno fatto a dimenticare le bare di Bergamo, gli infermieri eroi e i morti?”

“Così – racconta parlando ancora del personale ospedaliero – te lo fai raccontare dai medici, dagli anestesisti, dai rianimatori, dagli infermieri, che già ricominciano a fare i doppi turni perché sono in superlavoro, bardati come sappiamo dentro tute, guanti, maschere e occhiali.
Non so come fanno.
Ma lo fanno, con un sorriso amaro e gli occhi: ‘A marzo ci chiamavano eroi, oggi non ci si fila più nessuno. Si sono già dimenticati tutto…’ Ecco il punto: ci siamo dimenticati tutto.
Le bare di Bergamo, i vecchi morenti e soli nelle Rsa, le foto simbolo di quei guerrieri in corsia stravolti dal sacrificio, i murales con la dottoressa che tiene in braccio l’Italia ammalata, l’inno dai balconi. Possibile?

Le parole del celebre giornalista fanno eco ai molti racconti in prima persona che tanti personaggi pubblici stanno facendo in questo periodo, come ad esempio Piero Chiambretti.

2 COMMENTS

  1. […] «Volevo essere io a dirvelo: ho contratto il Covid-19 – ecco come viene annunciato Gerry Scotti positivo: in prima persona, sul suo account Instagram, con una foto sorridente – Sono a casa, sotto controllo medico. Grazie a tutti per l’affetto e l’interessamento». Il celebre conduttore si accoda alle (purtroppo sempre più numerose) testimonianze che stanno venendo dal mondo dello spettacolo. […]