Vasco Rossi attacca i politici: “Giù le mani dalle mie canzoni, usino parole loro”

Il "Capitano" (non quello della Lega) si scaglia contro Gianluigi Paragone, che ha usato "C'è chi dice no" per il suo rifiuto al governo Pd-M5S

Vasco Rossi è uno che non le manda a dire. Specie se di mezzo c’è la politica, che usa le sue canzoni a scopi propagandistici. È successo nelle ore convulse che porteranno alla formazione del nuovo governo, composto da Partito democratico e Movimento 5 Stelle. Gianluigi Paragone, giornalista televisivo e senatore pentastellato, ha usato un classico del “Capitano” (non quello della Lega), ovvero C’è chi dice no, in un video in cui si scaglia contro l’alleanza “rosso-gialla”. Una scelta che non è proprio piaciuta al rocker di Zocca.

Vasco Rossi: canzoni non si toccano

Paragone, celebre per le sue doti canore che già esercitava in tv ai tempi de La Gabbia, canta il brano di Blasco del 1987 in un video apparso sul suo profilo Facebook.

“Domani si vota su Rousseau e sento già l’eco di una canzone che parte da lontano e dice: ‘C’è chi dice no, io non ci sono’. Io su Rousseau dico no, io non mi muovo”, dice il senatore nel video. E in sottofondo, si sente proprio la celebre canzone di Vasco. Il quale, tuttavia, non ha gradito.

C’è chi dice No!Io non mi muovo!C’è chi dice No!

Publiée par Gianluigi Paragone sur Lundi 2 septembre 2019

“C’è chi dice no lo dico io: i politici devono mettere giù le mani dalle mie canzoni!”, ha tuonato Vasco su Instagram.

Un primo piano di Vasco Rossi
Vasco Rossi (foto: Instagram @vascorossi)

Vasco Rossi: frasi mie non vanno strumentalizzate

“Che imparino a usare parole originali loro e a non strumentalizzare la musica!”, ha aggiunto Rossi. “C’è chi usa le mie canzoni per le sue campagne politiche e di opinione… Voglio sia chiaro che io non autorizzo nessuno a farlo e per quello che mi è possibile cerco di impedirlo…! Tanto meno si può pensare che io sia d’accordo con le opinioni di chi usa le mia musica per chiarire le sue idee confuse!”, ha concluso il cantautore.

Insomma, nell’ansia febbrile di un governo bis-Conte che Vittorio Sgarbi ha già bollato come “pieno di cripto checche”, la politica almeno una cosa deve evitarla: appropriarsi dei pezzi del Blasco.

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