Le pagelle delle canzoni di Sanremo 2020

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canzoni di sanremo

Mentre le polemiche relative alle dichiarazioni di Amadeus cominciano ad acquietarsi, ecco le prime vere anticipazioni delle canzoni di Sanremo in gara: titoli, autori e pagelle! Curiosi di sapere cosa ci aspetterà in questa line up della settantesima edizione del Festival italiano?

Titoli, autori e pagelle delle canzoni di Sanremo 2020: il meglio e il peggio

A riportare le prime impressioni sulle canzoni di Sanremo 2020 numerosi media, tra cui Federico Vacalebre de Il Mattino: “Al primo ascolto, una cosa appare evidente: rottamata la melodia che un tempo si diceva sanremese, vince il suono urban, in un’uniformità di ritmi spezzati, radiofonici e veloci – scrive il giornalista e critico musicale – che potrebbe creare anche un effetto soporifero uguale e contrario a quello di quando imperava la proposta più tradizione, la canzonetta ancient regime.”

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Il tema quest’anno è l’amore non tanto inteso come quello romantico, ma più come quello per la propria famiglia. Qualche elemento di rottura è costituito da tre dei rapper presenti tra i 24 concorrenti: Anastasio, Rancore e Junior Cally (che nel suo pezzo si scaglia contro Salvini e Renzi). Ecco la classifica de Il Mattino e qualche informazione primo giudizio sulle canzoni:

Cosa aspettarci dai pezzi sanremesi

Achille Lauro: «Me ne frego»
Un passo indietro rispetto a «Rolls Royce», dance più che rock, vita in rosa più che spericolata, anche se «st’amore è panna montata al veleno» (Nannini docet). Voto: 4


Anastasio: «Rosso di rabbia»
L’urlo di un ventunenne che si sente come una bomba ad orologeria disinnescata, chitarrone southern rock per un flow esposivo. Voto: 8

Giordana Angi: «Come mia madre»
Son tutte belle le mamme del mondo, la sua di più, bene solo la prova vocale. Voto: 4

Bugo e Morgan: «Sincero»
L’electropop (Human League, Heaven 17, Visage ma anche Battiato) degli incendiari che scoprono di essere diventato pompieri per amore. Voto: 6

Diodato: «Fai rumore»
Una canzone d’amore obliqua, curiosa, irregolare eppure tradizionale, alla Diodato insomma. Voto 6

Elodie: «Andromeda»
Mahmood e Faini/Dardust per autori: Ok l’urban sound è giusto e cita pure Nina Simone, che comunque è un merito. Voto: 7

Francesco Gabbani: «Viceversa»
Dopo il ballo della scimmia difficile cavarsela con una filastrocca alla rovescia. Voto: 5

Irene Grandi: «Finalmente io»
Vasco e Curreri «pittano» la toscanaccia che non vuole crescere, rock ma non troppo, arrabbiata ma non troppo. Voto: 7

Raphael Gualazzi: «Carioca»
Latin urban, con saudade e brio danzereccio, senza pretese, ma almeno al primo ascolto. Voto: 6

Paolo Jannacci: «Voglio parlarti adesso»
I cantautori, si sa, cedono al richiamo della canzone per i figli, della ninna nanna emozionale. Ma un Jannacci può dare di più. Voto: 6

Junior Cally: «No grazie»
Rap rock antipopulista, con stoccate per Salvini e Renzi. Di impatto, comunque vada farà parlare. Voto: 7

Elettra Lamborghini: «Musica (e il resto scompare)»
Reggaeton un po’ gypsy griffato Petrella e Canova, ma se il resto (abiti compresi) scompare che musica rimane? Rumore di fondo. Voto: 4

Levante: «Tiki bom bom»
Quattro lettere ad amici incompresi, «diversi». Un ritmo – quello del titolo – da ignorare. Ma con le radio da accontentare. Insomma, idee non chiarissime per la chanteuse sicula. Voto: 6

Marco Masini: «Il confronto»
Un uomo alla specchio, con la sincerità di sempre, ma senza guizzi.Voto: 5

Enrico Nigiotti: «Baciami adesso»
Canzone d’amore senza identità: «sei l’unica stanza che mi salva dal disordine». Voto: 3

Rita Pavone: «Niente (Resilienza ’74)»
Pel di Carota sfida la generazione liquida e la contemporaneità, il pezzo è del figlio, lei ci mette la grinta di sempre e un po’ di rock in più. Voto: 7

Piero Pelù: «Gigante»
«El diablo» non brilla, folgorato sulla via di Damasco dal nipotino, cantato come il suo «Gesù, la luce sul nulla, il mio piccolo Buddha». Voto: 6

Pinguini Tattici Nucleari: «Ringo Starr»
In un mondo di Lennon e McCartney loro si accontenterebbero di essere Ringo Starr in chiave danzereccia. Ma pure Pete Best è lontano. Voto: 5

Rancore: «Eden»
L’elettronica pianistica di Dardust veste, inseguendo la storia di una mela, un flusso di coscienza sul paradiso terrestre che non c’è. Voto: 7

Riki: «Lo sappiamo entrambi»
È l’ultimo trottolino amoroso sopravvissuto alla rottamazione urban sanremese. Voto: 3

Tosca: «Ho amato tutto»
Una grande canzone d’amore («tu sei l’unica messa a cui sono andata»), persino classica, per una grande interprete. Voto: 8

Alberto Urso: «Il sole a Est»
Un tenorino, ma pop, ancora alla ricerca della sua personalità. Voto: 4

Le Vibrazioni: «Dov’è»
Incolori, fedeli alle prove più recenti, dicono «Dov’è» 50 volte, o quasi, difficilmente avranno risposta. Voto: 5

Michele Zarrillo: «Nell’estasi o nel fango»
Con un testo non linearissimo, anche lui accetta la sfida del tempo, accelera il ritmo e mira a un falsetto che ricorda Mango. Voto: 5

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