Junior Cally, un nuovo caso a Sanremo: “La sua presenza è inaccettabile”

Il rapper romano accusato di apologia del femminicidio per alcune sue vecchie canzoni: ecco cosa sta succedendo

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Junior Cally e Amadeus a I soliti ignoti
Junior Cally e Amadeus (foto: Ufficio stampa Rai)

Che Sanremo sarebbe senza le feroci polemiche della vigilia? Dopo i veleni per la presenza di Rula Jebreal e le dichiarazioni considerate sessiste di Amadeus, ora tocca a Junior Cally. Il rapper mascherato, uno dei 24 Big in gara dal 4 all’8 febbraio 2020 al Teatro Ariston, è al centro di una spinosa controversia che riguarda alcune sue vecchie canzoni.

Junior Cally, testi incitano alla violenza?

Il brano che Antonio Signore (questo il suo vero nome) porta all’Ariston si chiama No grazie e nelle pagelle della vigilia stilate dal Mattino viene descritto come un “rap rock antipopulista, con stoccate per Salvini e Renzi”. Ma non è questo il punto.

A far discutere sono alcuni suoi pezzi del passato. In Regola 1 il cantante romano immagina di sottomettere Giusy Ferreri, Greta Menchi ed Elisabetta Canalis. In Cally Whale fa body shaming definendo una “tipa” come “una balena”. Peggio ancora in Strega. In quel brano, Junior Cally canterebbe una sorta di apologia del femminicidio.

Il testo recita così: “Lei si chiama Gioia / balla mezza nuda, dopo te la dà. / Si chiama Gioia perché fa la troia. / L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa / c’ho rivestito la maschera”. Ecco il video della canzone, che conta quasi 5 milioni di visualizzazioni su YouTube.

Marco Brusati, professore dell’Università degli Studi di Firenze, ha segnalato per primo i contenuti dei brani di Junior Cally. Il diretto interessato si è difeso affidando un comunicato al suo management.

“La posizione dell’artista – si legge nella nota – è contro il sessismo, i passi avanti o indietro, e contro la violenza sulle donne”. “L’arte – prosegue il comunicato – può avere un linguaggio esplicito e il rap, da sempre, fa grande uso di elementi narrativi di finzione e immaginazione che non rappresentano il pensiero dell’artista”.

Dopo aver citato casi illustri, da Vasco Rossi agli Afterhours, il rapper chiude con un attacco politico alla kermesse. “O si accetta l’arte del rap – conclude la nota –, e probabilmente l’arte in generale, che deve essere libera di esprimersi, e si ride delle polemiche. Oppure si faccia del Festival di Sanremo un’ipocrita vetrina del buonismo, lontana dalla realtà e succursale del Parlamento italiano”.

Le parole di Junior Cally hanno suscitato immediatamente scalpore e sdegno nel mondo della politica. Marcello Foa, il presidente della Rai, chiede che sia il rapper a fare un passo indietro. “Scelte come quella di Junior Cally – dice Foa – sono eticamente inaccettabili per la stragrande maggioranza degli italiani. Il Festival deve promuovere il rispetto della donna e la bellezza dell’amore. La credibilità di chi canta deve rientrare fra i criteri di selezione”.

“Chi nelle canzoni – aggiunge il presidente – esalta la denigrazione delle donne e persino la violenza omicida, e ancora oggi giustifica quei testi avanzando pretese artistiche, non dovrebbe beneficiare di una ribalta nazionale”.

Junior Cally e Amadeus a I soliti ignoti
Junior Cally e Amadeus (foto: Ufficio stampa Rai)

Junior Cally, frasi che “incitano allo stupro”

Dai banchi del Parlamento, Junior Cally è attaccato da tutti i fronti. “Mi auguro che questo tizio – dichiara Matteo Salvini – non metta mai piede sul palco di Sanremo. Leggo che io non gli piaccio, e se non piaccio a questo disadattato è un titolo di merito”.

“È inaccettabile un ‘cantante’ – dice Silvia Costa del Pd – che utilizza frasi che sono una vera e propria incitazione alla violenza”. “Junior Cally – aggiunge Daniela Santanchè di Fratelli d’Italia – è un rapper che incita allo stupro”. Dalla Rai, nelle persone del direttore artistico Amadeus e dell’amministratore delegato Fabrizio Salini, per ora è calato il silenzio.

Se dovesse venire escluso Cally, accadrà lo stesso anche per Marco Masini e Achille Lauro? In passato i due cantavano di una “bella stronza” a cui strappare “quei vestiti da puttana e tenerti a gambe aperte finché viene domattina” e di un amore a cui “sparare in testa”.

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