Venezia omaggia Nino Manfredi, il figlio Luca: “Compensa la sua grande delusione per non aver mai ricevuto un premio alla carriera”

L'edizione 2021 della Mostra si apre con la versione restaurata di "Per grazia ricevuta"

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Nino Manfredi in una scena del film Per grazia ricevuta
Nino Manfredi in una scena del film Per grazia ricevuta

Venezia 78 è finalmente al via e in partenza l’edizione 2021 della Mostra diretta da Alberto Barbera omaggia subito un gigante del cinema italiano: Nino Manfredi. La “pre-apertura” è un tributo al grande attore e regista, nel centenario della sua nascita, con la presentazione della versione restaurata di Per grazia ricevuta, il suo originale esordio alla regia del 1971. All’epoca il film fu premiato come migliore opera prima al Festival di Cannes. Questa celebrazione “arriva in qualche modo a compensare a posteriori una grande delusione di mio padre: non aver mai ricevuto un premio alla carriera a Venezia”, confessa il figlio Luca all’AdnKronos.

Nino Manfredi, film in pre-apertura a Venezia 78

Manfredi è reduce dalla regia del biopic In arte Nino, con Elio Germano nei panni del padre, e dall’uscita del libro Un friccico ner core. I 100 volti di mio padre Nino, ritratto privato e intimo dell’artista ciociaro. Il regista non nasconde che il mancato riconoscimento della Mostra al percorso artistico di suo padre, scomparso nel 2004 a 83 anni, “lo abbia fatto soffrire parecchio”.

“Sono davvero felice che la Cineteca Nazionale abbia deciso di restaurare un’opera che va senz’altro tutelata – dichiara Manfredi all’AdnKronos –; e anche per il fatto che gli organizzatori della Mostra del Cinema di Venezia abbiano deciso di proiettarla in apertura del Festival, nel centenario della nascita di mio padre. A mio avviso, è il film più importante di Nino Manfredi, se non sul piano interpretativo, sicuramente dal punto di vista autoriale e personale, visto che la sceneggiatura ha una impronta fortemente autobiografica e racconta in modo diverso la sua vita”.

Per grazia ricevuta si aggiudicò il Nastro d’argento per il miglior soggetto e oltre al successo di critica, fu il film più visto della stagione 1970-71 incassando quasi quattro miliardi di lire. La storia del sensibile e irrisolto orfano Benedetto, salvatosi per miracolo da una caduta (e dal peccato) nel giorno della prima comunione e cresciuto prima da una zia che lo riempie di scrupoli religiosi e poi dai monaci di un convento tra fede, tentazioni e sensi di colpa, è piena di riferimenti autobiografici all’infanzia di Manfredi, in cui fu affetto dalla tubercolosi e restò a lungo in sanatorio.

Nino Manfredi in una scena del film Per grazia ricevuta
Nino Manfredi in Per grazia ricevuta (foto: Photo 12 / Alamy / IPA)

Per grazia ricevuta: Nino Manfredi “miracolato da ragazzo”

Luca spiega che anche Nino in qualche modo fu “miracolato da ragazzo, quando chiuso in un sanatorio perché malato di tubercolosi superò per tre volte la morte, con un paio di estreme unzioni già impartite dal prete, uscendo a 18 anni unico sopravvissuto di tutta la camerata”.

Nel film, Benedetto scopre la politica e l’impegno grazie al farmacista nottambulo e ateo Oreste (Lionel Stander) e l’amore per Giovanna (Delia Boccardo), la bella figlia del farmacista. Nella vita, racconta Luca, Nino “anziché miracolato si credette solo più fortunato dei suoi compagni, ma iniziò a farsi delle domande su Dio e sui disegni divini, anche con un dialogo personale con il Padre Eterno, che lo portarono a fare quel film che pone il tema della cattiva educazione religiosa imposta nelle culture contadine con lo spauracchio del peccato e sulla superstizione che si sovrappone alla fede”.

Il restauro di Per grazia ricevuta è stato realizzato dal Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale e da Istituto Luce – Cinecittà a partire dal negativo scena originale 35mm messo a disposizione da Rti-Mediaset in collaborazione con Infinity+. Per la colonna sonora è stato utilizzato un positivo ottico della Cineteca Nazionale.