Porta a Porta, da Vespa a parlare di aborto ci sono solo uomini: scoppia la polemica

Insorgono le opposizioni che parlano di "un fatto che mina alle basi la credibilità della Rai": la Presidente Soldi invia un richiamo ufficiale al conduttore

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Bruno Vespa a Porta a Porta
Bruno Vespa a Porta a Porta

È bufera sulla puntata di Porta a Porta del 18 aprile e sul modo in cui il talk di Bruno Vespa ha affrontato il tema dell’aborto. Forte del traino di Roma-Milan di Europa League, la trasmissione di Rai 1 ha approfondito la spaccatura interna alla maggioranza sulla legge che coinvolge le realtà pro-life nei consultori e il voto favorevole del Parlamento europeo sull’interruzione volontaria di gravidanza come uno dei diritti fondamentali dell’Unione. Peccato che a discutere di un argomento così importante ci fossero cinque ospiti in studio e uno in collegamento tutti uomini.

Porta a Porta aborto e ospiti solo uomini

Le immagini di Porta a Porta (la puntata è disponibile su RaiPlay) diventano virali sui social e immediatamente esplode la polemica politica. Naturalmente sono soprattutto le opposizioni a insorgere. “Prende forma l’Italia del governo Meloni – dichiara la senatrice dem Annamaria Furlan –: un Paese in cui c’è posto solo per una donna, la Presidente del Consiglio. A tutte le altre sono preferiti gli uomini”.

“Cinque uomini in studio a discutere di aborto: la Rai ai tempi di Giorgia Meloni lascia che sia un parterre tutto maschile a discutere dei diritti delle donne – si legge di una nota del Partito Democratico –. Quanto avvenuto nella trasmissioni di ieri sera di Porta a Porta è gravissimo. Porteremo in Commissione di Vigilanza questa vicenda, bisogna fermare questo declino e contrastare la palese violazione dei principi della parità di genere”.

“Sono venuti meno tutti i principi di parità di genere contenuti nel Contratto di Servizio Rai – prosegue il comunicato –. Un fatto che mina alle basi la credibilità dell’azienda pubblica radiotelevisiva italiana. Meno di un anno fa la Presidente Rai Soldi si era impegnata con il progetto della Commissione europea No Women No Panel a garantire una rappresentazione paritaria nei talk e nei dibattiti pubblici. In meno di un anno dobbiamo registrare che alle promesse non sono seguiti i fatti, con l’aggravante che l’argomento in discussione riguardava un diritto femminile, quello all’aborto”.

La discussione sull'aborto a Porta a Porta del 18 aprile
La desolante immagine di Porta a Porta: 7 uomini e 0 donne a parlare di aborto e sullo sfondo la gigantografia di un medico e una donna incinta che si sottopone a un’ecografia (foto: RaiPlay)

“L’unica concessione, nel grande schermo alle spalle degli ospiti, una dottoressa ripresa mentre fa una ecografia – aggiunge il senatore Peppe De Cristofaro di Alleanza Verdi e Sinistra –. Ma l’immagine serviva a porre l’attenzione del telespettatore non sulla donna, ma sull’ecografia. Un’immagine plastica di una società maschilista e patriarcale. Il diritto delle donne non si tocca ed è mortificante che la Rai, la più grande azienda culturale del Paese, venga usata senza ritegno per una crociata identitaria sul corpo delle donne”.

“Una cosa gravissima – conclude De Cristofaro –, una violazione del codice etico dell’azienda, su cui presenteremo un’interrogazione in Commissione di Vigilanza Rai e sulla quale chiederò alla Presidente Floridia di convocare l’amministratore delegato Sergio e il direttore generale Rossi. Tele-Meloni, una volta servizio pubblico, è sempre più piegata agli interessi di una maggioranza reazionaria che vorrebbe farci tornare indietro anche sulle conquiste acquisite. Una destra che esalta le ecografie, i feti, loda i non nati e fa la guerra a quelli nati in Italia, ma da genitori non italiani, è una destra da mandare a casa il prima possibile”.

Persino la stampa cattolica si indigna per quanto successo, bollandolo come un clamoroso autogol. “A guardare Porta a Porta giovedì notte c’era da rimanere basiti – scrive Antonella Mariani su Avvenire –. Sette uomini, alcuni dei quali attempati, che intorno a un tavolo parlano di aborto, notoriamente un tema prettamente maschile, tutti impegnati a disquisire su diritti, libertà, autodeterminazione femminile, consultori, volontari… E le dirette interessate? Sì, ce n’erano tra il pubblico in studio”.

Bruno Vespa, aborto a Porta a Porta fa discutere

Scoppiata la diatriba, la redazione di Porta a Porta prova a spiegare cos’è successo. “Gli inviti per la trasmissione politica di giovedì 18 aprile sono stati fatti nei giorni precedenti al manifestarsi della polemica – precisano dal programma –. Essendo prevista la presenza del Partito Democratico, avevamo invitato tre donne parlamentari del PD (sostituite alla fine dall’onorevole Zan per la loro indisponibilità) e una direttrice di giornale, anch’essa indisponibile. In ogni caso l’aborto è stato solo uno degli otto temi trattati nella trasmissione di ieri. Gli altri sette erano la guerra, Meloni a Bruxelles, il ricorso al governo contro l’Emilia-Romagna sul fine vita, la discussione sulla foto di Berlinguer nella tessera del PD, il 5 in condotta e i sondaggi preelettorali”.

“Come sa la stessa interessata – conclude il comunicato –, fin dalle 9:47 (prima che uscissero le agenzie con le reazioni polemiche) avevamo valutato la presenza dell’onorevole Sportiello (Movimento 5 Stelle) per i Cinque minuti di oggi, ma la tensione internazionale successiva all’attacco israeliano all’Iran ci costringe ad occuparci di questo. Sarà nostra cura, naturalmente, tornare sul tema alla prima occasione utile”.

In seguito alla questione, la Presidente della Rai Marinella Soldi ha inviato un richiamo ufficiale a Bruno Vespa, invitando il giornalista a rispettare il ruolo fondamentale del servizio pubblico e il codice etico dell’emittente su un tema così sensibile. “Non può essere insensibile alle presenze femminili chi da direttore del Tg1 affidò a tre donne la conduzione delle 13:30 – è la replica di Vespa –. Al di là della circostanza specifica che credo di aver ampiamente chiarito, ho ricordato che la reputazione di Porta a Porta nasce dall’ospitare politici molto rappresentativi. Ebbene ci sono soltanto 5 donne (PD e M5S) su 18 presidenti, vicepresidenti e presidenti dei gruppi parlamentari dei primi cinque partiti. In ogni caso faremo il possibile per garantire alle donne il ruolo che meritano”.