Massimo Giletti parla per la prima volta della chiusura di Non è l’Arena: “Ecco chi l’ha voluta”

Il conduttore, nel suo programma radio "Giletti 102.5", rompe il silenzio: "In Italia non è facile fare televisione che disturba chi sta nei palazzi"

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Massimo Giletti
Massimo Giletti (Ansa/Ettore Ferrari)

La cancellazione di Non è l’Arena di Massimo Giletti, annunciata da La7 da un giorno all’altro, è ormai un caso politico. Il network di Urbano Cairo si è trincerato dietro un assordante silenzio, limitandosi a ringraziare il giornalista “per il lavoro svolto in questi sei anni con passione e dedizione”. Giletti, dal canto suo, parla per la prima volta apertamente dello stop imposto dalla rete diretta da Andrea Salerno nel corso della trasmissione radiofonica Giletti 102.5 su Rtl 102.5.

Massimo Giletti: cosa è successo a Non è l’Arena?

Vorrei dire tante cose – esordisce Giletti – e verrà il giorno in cui potrò dirle. In questo momento ho tanto rispetto per i magistrati, data la situazione delicata”. Il riferimento è a quelle che sono trapelare come le vere motivazioni dietro la sospensione del suo talk show: i retroscena sulla trattativa Stato-mafia e sull’arresto di Matteo Messina Denaro, le interviste a Salvatore Baiardo e le rivelazioni sulle connessioni dei fratelli Graviano, l’inchiesta della Procura distrettuale antimafia di Firenze sui mandanti occulti delle stragi del 1993.

“L’importante – aggiunge il conduttore – è avere la coscienza a posto, poi la verità verrà fuori. Ho un contratto che mi vincola all’azienda in cui ho lavorato per sei anni, e per rispetto a questo contratto non posso parlare senza autorizzazione e chiarire in modo serio. Devo dire grazie alle centinaia di persone che continuano a mandarmi messaggi di sostegno, non per me ma per tutto il gruppo di lavoro”. Sin da subito Giletti ha infatti ricordato le 35 persone che collaborano con lui a Non è l’Arena e che sono state “lasciate per strada senza alcun preavviso”.

Massimo Giletti a Non è l'Arena
Massimo Giletti a Non è l’Arena (foto: La7)

Non è l’Arena chiude: “Ci sono intercettazioni terribili”

“Nel nostro Paese – ricorda Giletti – non è facile fare un certo tipo di televisione, che va a disturbare chi sta nei palazzi, ma bisogna avere il coraggio di farla. Quando c’è una situazione delicata, abbiamo il dovere doppio di andare nelle sedi corrette. Io l’ho fatto, il resto sono chiacchiere. Ci sono intercettazioni terribili, dove qualcuno di importante dice che ‘va chiuso Giletti’. L’ho letto su Repubblica: Marcello Dell’Utri. Sono intercettazioni che fanno capire quanto quel lavoro era importante. Ma noi non molliamo e continueremo a farlo. Lo devo alle persone che ci hanno seguito ma per rispetto dell’azienda per cui ho lavorato non posso dire altro, se non ringraziarla per ciò che mi ha fatto fare in questi ultimi anni”.

Giletti ha ricevuto pochissima solidarietà pubblica da colleghi di rete come Corrado Formigli, Giovanni Floris, Myrta Merlino, Diego Bianchi e Andrea Purgatori. Soltanto Enrico Mentana ha annunciato uno speciale, in onda domenica 23 aprile, per fare chiarezza sul caso e affrontare “tutte le questioni più scottanti emerse attorno a questa vicenda”. “So che Giletti non informò l’editore Cairo – precisa il direttore del notiziario sui social – né della foto fantasma fattagli intravedere da Baiardo, né della conseguente convocazione dai pm fiorentini. È nelle prerogative di un editore sospendere un programma, ma forse Urbano Cairo non poteva immaginare che sarebbero poi emersi tutti questi elementi, che rischiano di dare allo stop di Non è l’Arena un segno diverso”.