Il figlio di Bruno Vespa: “Ero depresso, mi sentivo l’agnello nella tana dei lupi”

Federico Vespa, il figlio di Bruno, racconta in un libro il "mostro" che lo ha divorato e la paura di chiedere aiuto

Federico, il figlio di Bruno Vespa, si è messo a nudo nel suo primo libro, L’anima del maiale. Il male oscuro della mia generazione. Il conduttore radiofonico di RTL 102.5 ha raccontato la depressione e le difficoltà che ha avuto in alcuni periodi della sua vita. Un disagio interiore che, come ha anticipato Il Giornale pubblicando alcuni estratti del libro, Federico starebbe tutt’ora provando a curare.

Il figlio di Bruno Vespa racconta la depressione

“Federico – si legge sul Giornale – ha vissuto, più o meno dai suoi 18 anni, con un mostro dentro, la depressione. Insicurezza, ansia, ‘un continuo nodo in gola’, farmaci, anche terapie tentate e fallite, fino alla più recente, finalmente decisiva, liberatoria, che lo ha reso ‘sereno’, dopo oltre vent’anni in cui si era sempre sentito, invece, ‘l’agnello nella tana dei lupi'”.

Classe 1979, figlio di Bruno e Augusta Iannini, Federico Vespa ha vissuto in controtendenza rispetto agli anni ’80, il decennio spensierato in cui non c’era, almeno in apparenza, motivo di stress.

“Il ‘disturbo ansioso-depressivo’ che gli hanno diagnosticato – si specifica –, che per qualche anno si è pur sopito, è rimasto ‘in coma farmacologico’ ma poi è sempre rispuntato, inesorabile, a mangiargli via anni su anni, non solo di giovinezza, ma anche di crescita, di vita, di esperienza, di amore e amori […], di felicità, di speranza, vecchio stile e anche, come la definisce lui stesso ‘2.0’.”

Il figlio di Bruno Vespa con il padre
Federico e Bruno Vespa (foto: Instagram @federicovespa79 / Ufficio stampa Rai)

Federico Vespa, libro per aprirsi agli altri

Ma quali sono, nella pratica, le strategie da mettere in campo quando si capisce di stare andando incontro a questo tipo di depressione? Secondo Federico la prima cosa è, innanzitutto, aprirsi agli altri.

Chiedere aiuto – scrive nel suo libro – può fare ancora più paura della paura stessa del male, di quel sudore, quell’ansia, quel terrore di perdere il controllo e perfino, di diventare aggressivo, di fare male a qualcuno, magari a qualcuno a cui vuole bene. Il fatto è che il male, con il suo fascino inspiegabile, qualche volta funziona da anestetico, e ti mette sotto una campana che ti allontana dalla vita, dagli affetti, dalla famiglia, dai desideri e allora non ti senti più niente, non provi più niente”.

L’anima del maiale è stato presentato a Roma ed è disponibile nelle librerie, edito da Piemme.

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