Che fine hanno fatto Zuzzurro e Gaspare?

Sono stati un volto storico della televisione italiana, adesso Nino Formicola è Nino Formicola, non usa più il suo nome d’arte: ma come sono nati Zuzzurro e Gaspare? E come sono stati gli ultimi anni di lavoro insieme? Il ricordo di ‘Gaspare’ evoca molti momenti storici del piccolo schermo nostrano… voi li ricordate?

zuzzurro e gaspare

Da Zelig a Drive in, il duo è stato inconfondibile: ma Nino girerà ancora con tutto quel gel in testa? Se lo chiede il Corriere della Sera: «Mai messo fuori dalla scena. Peraltro lo usavo solo in tv. A quei tempi si utilizzava la brillantina o la pomata Tenax, cemento armato che non veniva mai via. Tornavi a casa alle tre del mattino e non potevi metterti a dormire! – racconta Formicola – Era successo per caso. Eravamo a Roma per il provino finale che ci avrebbe portati al programma televisivo Non Stop. Dovevamo esibirci in un sotterraneo, il Johann Sebastian Bar, c’era un caldo infernale e i Mondiali di calcio: voleva dire nessuno spettatore. Ma avevamo mobilitato un po’ di amici per la claque. Finché Andrea mi dice: “Stanno arrivando!”. Io avevo la testa sotto il rubinetto e mi sono tirato indietro i capelli bagnati. Lui allora si è spettinato, per contrasto».

Ed ecco com’è avvenuta la nascita della coppia comica:

«Ci registrammo come Zuzzurro e Gaspare. Il commissario c’era già, Andrea aveva scelto il nome da un personaggio del Giudizio universale di Vittorio De Sica, quando una voce dal cielo annuncia che si procederà in ordine alfabetico e questo esulta dicendo il suo nome. Il mio, invece, lo improvvisò Andrea quando ci chiamarono a esibirci: su due piedi scelse quello del barista che avevamo di fronte».

Una sintonia evidentissima sia a teatro che in TV, sostenuta anche da qualche legame di sangue: «Lui aveva sposato mia sorella Francesca – racconta ‘Gaspare’ parlando del collega scomparso nel 2013 – Noi due ci eravamo conosciuti nel ‘75 al Refettorio di Milano, ai tempi era frequentato da Maurizio Micheli, i Giancattivi, Leopoldo Mastelloni. Io facevo uno spettacolo su un colpo di stato fatto dai barattoli dei pomodori pelati: la storia gli piacque e cominciammo a lavorare insieme soltanto come autori. Mia sorella la conobbe poco dopo: sono stati insieme fino all’88-89».

Retroscena di un duo irresistibile: “Ma è vero che Zuzzurro si t….a tua sorella?”

Non che fosse sempre tutto rose e fiori: «Un casino, non ne potevo più. Quando si arrabbiavano mi mettevano al centro: “Quell’imbecille del tuo socio…”, “Quella scema di tua sorella…”. Per non parlare di certe serate nelle discoteche, erano la versione 2.0 dell’avanspettacolo. Per dire le gerarchie: a capodanno la Cuccarini si esibiva dalle 22 alle 24, Gigi e Andrea dall’una alle tre e Zuzzurro e Gaspare alle 5.30. Una volta, quando toccò a noi, uno del pubblico gridò: “Gaspare! Ma è vero che Zuzzurro si t…a tua sorella? Cose così…».

Il loro segreto però era un giusto equilibrio tra vita privata e vita lavorativa:
«Non ci frequentavamo, ed è il motivo per cui siamo durati tanto. Eravamo diversissimi. Lui juventino, io milanista. Lui sposato, io scapolo. Lui acqua con le bolle, io liscia. Non avevamo in comune nulla, tranne tre cose: i gialli, i whisky e il lavoro. Uno cominciava una frase e l’altro la finiva. Non abbiamo mai litigato».