The Lodge è l’horror gelido e inquietante che dovete vedere

Il film di Veronika Franz e Severin Fiala è una perfetta lezione di orrore e cinema d'autore

The Lodge, tanto per cominciare, è un film spaventoso e conturbante da morire. Il terzo lungometraggio degli austriaci Veronika Franz e Severin Fiala, il primo in lingua inglese dopo l’episodio The Trud (basato su un’antica leggenda austriaca) del film antologico The Field Guide to Evil, si portava dietro il peso di parecchie aspettative. Il loro Goodnight Mommy, girato nel 2014, è stato amatissimo a Venezia e un po’ ovunque dove è uscito, diventando un piccolo fenomeno di critica e pubblico. Formula che vince non si cambia, avranno pensato Veronika e Severin (nella vita reale zia e nipote: lei è la moglie di Ulrich Seidl, regista che in quanto a capacità di provocare malessere e inquietudine non è secondo a nessuno) quando l’agenzia hollywoodiana che li ha ingaggiati ha inviato loro un copione dello sceneggiatore italo-scozzese Sergio Casci.

The Lodge, recensione del film

Gli elementi di The Lodge sono gli stessi di Goodnight Mommy: uno chalet isolato tra le montagne (di Silver Lake, ma le riprese sono avvenute in Canada), una coppia di bambini e un’adulta, una casa di bambole che riproduce un equilibrio famigliare spezzato.

Non aggiungiamo molto altro sulla trama: meglio andare al cinema senza saperne granché. Diciamo soltanto che la giovane protagonista, Grace, viene invitata dal fidanzato Richard, uno psichiatra, a trascorrere le vacanze di Natale nella sua baita di montagna con i due figli, rimasti orfani della mamma. Ma un improvviso impegno di lavoro riporta l’uomo in città, creando così l’occasione per l’inedito trio di conoscersi meglio e familiarizzare. Le cose, ovviamente, non si metteranno bene.

Riley Keough in una scena del film The Lodge
Riley Keough in The Lodge (Eagle Pictures)

Prodotto dalla storica Hammer con FilmNation Entertainment, The Lodge è girato ancora una volta nel “glorioso” 35mm con il direttore della fotografia greco Thimios Bakatakis, storico collaboratore di Yorgos Lanthimos. Franz e Fiala hanno un grosso merito: compongono un racconto agghiacciante sui concetti di sacro e famiglia, sulle dinamiche relazionali e il senso di colpa, sulla fragilità umana e la devozione religiosa. Tutto questo senza mai essere banali.

L’esperimento riesce perché i due giocano con le convenzioni del genere e le convinzioni dello spettatore, evitando qualsiasi risposta e invitando piuttosto il pubblico a farsi delle domande, a mettere in discussione ciò che ha appena visto sullo schermo.

La storia di Grace è realtà o allucinazione? Incubo o follia? Ritornano l’assenza della figura paterna, il trauma della maternità, la dipendenza. Come in Goodnight Mommy, la violenza psicologica è snervante, il terrore è allucinato, la tensione continua.

Lia McHugh in una scena del film The Lodge
Lia McHugh e la sua bambola in The Lodge (Eagle Pictures)

The Lodge, film al cinema dal 16 gennaio

Gli elementi forniti da The Lodge sono sottili, dal filmato sul passato di Grace scovato sul web da Aidan e Mia, i figli di Richard, alle icone che animano la casa vuota, il crocifisso e il dipinto della Vergine annunciata di Antonello da Messina. Ma è soprattutto il ritmo ipnotico della narrazione, punteggiata dalle spaventose musiche di Danny Bensi e Saunder Jurriaans, a rendere la paranoia devastante.

Quanto alla recitazione, tutti gli apprezzamenti possibili vanno a Riley Keough, già ammirata in American Honey e Mad Max: Fury Road. Alla fine della visione, è impossibile scrollarsi di dosso la dolcezza e l’assenza catatonica che domina la sua Grace. Convincono anche Jaeden Martell (visto al cinema a dicembre in Cena con delitto – Knives Out: era il figlio “incel” di Michael Shannon e Riki Lindhome) nei panni di Aidan e la giovanissima Lia McHugh in quelli della piccola Mia. Meno Richard Armitage (Thorin de Lo Hobbit di Peter Jackson) nelle vesti del papà. È invece un piacere ritrovare, seppur per pochi istanti, la brava Alicia Silverstone.

Anche se The Lodge contiene alcune sequenze davvero terrificanti, gran parte del suo travolgente senso d’angoscia deriva da ciò che non si vede sullo schermo. Un film dell’orrore perfetto per i nostri tempi, che vi entrerà sotto pelle senza che ve ne renderete conto. Al cinema dal 16 gennaio, distribuito da Eagle Pictures.