Perché la prima serata in televisione inizia sempre più tardi? Ecco la risposta

Aldo Grasso risponde ai lettori del Corriere e spiega per quale motivo l'access prime time ha trasformato la prima serata in una maratona infernale

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Gerry Scotti e Francesca Manzini a Striscia la notizia e Amadeus a Soliti ignoti

La colpa è tutta loro, di Rai e Mediaset, e della corsa accelerata alla raccolta pubblicitaria. Perché la prima serata in televisione inizia sempre più tardi? Il motivo è tutto qui: gli ascolti e la pubblicità. Lo spiega Aldo Grasso sul Corriere della Sera in risposta ai tanti lettori che si lamentano dell’orario dei programmi di prime time, ormai collocati in palinsesto tardissimo, in media tra le 21:20 e le 21:30.

Ecco perché la prima serata in televisione inizia tardi

Quando poi i varietà sono particolarmente lunghi, come Ballando con le stelle, il Grande Fratello o il recente (e criticato) Benedetta primavera, per arrivare fino alla fine si supera la mezzanotte, se non la notte inoltrata. Con buona pace di chi deve alzarsi presto la mattina. Lo slittamento, spiega il decano dei critici televisivi italiani, è dovuto alla raccolta della pubblicità e all’invenzione dell’access prime time.

Per access prime time si intende quella fascia di programmazione che va dalla fine del telegiornale delle 20 all’inizio della prima serata. È uno spazio molto ambito dagli inserzionisti e occupato da trasmissioni di enorme successo come Soliti ignoti – Il ritorno su Rai 1, Striscia la notizia su Canale 5, Un posto al sole su Rai 3, Stasera Italia su Rete 4.

Grasso fa risalire l’inizio dell’allungamento della prima serata (e la cancellazione della seconda serata) al 1989, quando proprio Striscia la notizia arriva su Canale 5 (da Italia 1) e fa il pieno di audience. All’epoca il tg satirico di Antonio Ricci dura una decina di minuti e non gli attuali quaranta. La Rai risponde (dopo un po’ di tempo) nel 1995 con Il fatto di Enzo Biagi.

Gerry Scotti e Francesca Manzini a Striscia la notizia e Amadeus a Soliti ignoti
Striscia vs Soliti ignoti: il duello d’ascolti dell’access prime time

A quel punto, è guerra aperta tra Rai e Mediaset. Il Biscione replica allungando Striscia la Notizia e l’ammiraglia Rai fa lo stesso aggiungendo al Fatto di Biagi un secondo blocco del quiz In bocca al lupo!, con la zingara di Cloris Brosca e il famoso gioco della “Luna nera”. Ma i tempi sono ancora contenuti: siamo nel quarto d’ora.

La svolta definitiva è datata 2003, quando Paolo Bonolis sbarca ad Affari tuoi, il game show dei pacchi poi passato a Pupo, Flavio Insinna e Max Giusti. Da quel momento i tempi dell’access prime time si dilatano e arrivano a quelli attuali. Su Rai 1, per fare un esempio, Soliti ignoti comincia alle 20:35 e finisce alle 21:30: quasi un’ora.

“Lo spazio che precede la prima serata – spiega Grasso – si consolida su tutte le reti, sia perché è uno spazio gradito agli investitori sia perché nessuno vuole ‘bruciare’ un programma mentre il pubblico è ancora con la testa altrove”. Dietro ci sono quindi gli ascolti propedeutici agli incassi e la raccolta pubblicitaria: basta dare un’occhiata ai listini della Rai per rendersene conto.

La fascia di access prime time ha reso la prima serata un inferno

Da tempo Rai e Mediaset promettono di anticipare l’inizio della prima serata, ma non l’hanno mai fatto. Il servizio pubblico è stato il primo a provare ad anticipare il prime time, ma senza successo (dopo poche settimane è tornato agli orari canonici) e soprattutto senza essere seguito da Mediaset.

“Partiamo troppo tardi, è uno spreco: non va bene per il pubblico e per tutto ciò che viene dopo”, ha detto Pier Silvio Berlusconi nel novembre del 2022. “Però noi siamo televisione commerciale, ci mettiamo al meglio per difendere l’ascolto non solo dei programmi ma soprattutto dei break pubblicitari. Il nostro vero fatturato sta lì”, ha ammesso l’ad di Mediaset.

“Se Rai 1 dovesse iniziare a dare il buono esempio – ha aggiunto Berlusconi – e a tenere, non per un giorno, ma per un certo periodo, un orario di partenza regolare, prometto che lo faremo anche noi”.

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