Oscar 2024, cosa vuole dire la spilla rossa indossata dalle star

Da Mark Ruffalo a Billie Eilish e il fratello Finneas O'Connell, tante celeb hanno usato il red carpet per lanciare un messaggio importante

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Mark Ruffalo e Billie Eilish agli Oscar 2024 con la spilla rossa di Artists 4 Ceasefire
Mark Ruffalo e Billie Eilish agli Oscar 2024 con la spilla rossa di Artists 4 Ceasefire

La Notte degli Oscar 2024 si è consumata al Dolby Theatre di Hollywood con il trionfo di Oppenheimer, ma nei giorni successivi alla cerimonia di premiazione molti si stanno chiedendo perché alcune star indossavano una spilla rossa. Il logo – una mano con un cuore nero sul palmo – è quello del collettivo Artists 4 Ceasefire: il messaggio è cessate il fuoco a Gaza.

Oscar 2024, spilla rossa per il cessate il fuoco

A sostenere Artists 4 Ceasefire sono oltre 400 artisti del mondo dello spettacolo. Molti gli attori e i registi: Bradley Cooper, Cate Blanchett, Ben Affleck, Kristen Stewart, America Ferrera, Omar Sy, Oscar Isaac, Alfonso Cuarón, Jenna Ortega, Cynthia Nixon, Adam McKay e tanti altri. I primi a presentarsi con la spilla rossa sul red carpet sono stati Billie Eilish e il fratello Finneas O’Connell (vincitori dell’Oscar per la miglior canzone originale), Mark Ruffalo e Mahershala Ali, la regista Ava DuVernay e l’attore americano di origini egiziane Ramy Youssef.

I talent di Artists 4 Ceasefire hanno firmato una lettera aperta indirizzata al presidente Joe Biden, appellandosi alla Casa Bianca e al Congresso per porre fine al genocidio in Palestina. “Negli ultimi cinque mesi – si legge nel messaggio – sono state uccise più di 30.000 persone e più di 69.000 sono rimaste ferite: numeri che qualunque persona di coscienza sa essere catastrofici. Crediamo che tutta la vita sia sacra, indipendentemente dalla fede o dall’etnia, e condanniamo l’uccisione di civili palestinesi e israeliani”.

Spilla rossa agli Oscar 2024 per Gaza

“La metà dei due milioni di residenti di Gaza – prosegue la lettera – sono bambini, più di due terzi sono rifugiati e i loro figli costretti a fuggire dalle proprie case. Bisogna consentire agli aiuti umanitari di raggiungerli. Crediamo che gli Stati Uniti possano svolgere un ruolo diplomatico vitale nel porre fine alle sofferenze e uniamo la nostra voce a quella del Congresso, dell’Unicef, di Medici senza frontiere, del Comitato internazionale della Croce Rossa e di tanti altri. Salvare vite umane è un imperativo morale. Per fare eco all’Unicef, la compassione e il diritto internazionale devono prevalere”

Durante la cerimonia l’acceptance speech più forte ed intenso in merito a quanto succede in Medio Oriente è arrivato da Jonathan Glazer, il regista britannico di religione ebraica vincitore di due Oscar (miglior film internazionale e miglior sonoro) per La zona d’interesse. “Il nostro film – ha detto Glazer – mostra dove porta la disumanizzazione nella sua forma peggiore. Siamo qui come uomini che rifiutano il fatto che la loro ebraicità e l’Olocausto vengano travisati da un’occupazione che ha portato al conflitto così tante persone innocenti. Che siano le vittime del 7 ottobre in Israele o dell’attacco in corso a Gaza”.