Unplanned – La storia vera di Abby Johnson esce al cinema

Arriva in Italia il film che ha scosso le coscienze negli Stati Uniti

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UNplanned - La storia vera di Abby Johnson
UNplanned - La storia vera di Abby Johnson

Dopo svariate polemiche e lunga attesa finalmente da settembre esce anche in Italia (anteprima nazionale proiettata l’8 luglio 2021), il film americano Unplanned – La storia vera di Abby Johnson, scritto e diretto da Cary Solomon e Chuck Konzelman e basato sul libro autobiografico ‘Non pianificato’ di Abby Johnson, ex brillante dipendente di una delle cliniche abortiste più famose degli Stati Uniti.

Il film drammatico, del 2019, è ambientato nella cittadina texana di Bryan e racconta una storia dall’argomento delicatissimo, proponendo fin dall’inizio scene di inquietante durezza. Il tema dell’aborto è tanto discusso quanto provocatorio: la pellicola mette in luce le controverse scelte della protagonista attraverso il suo percorso da liceale a madre, da dirigente di una delle più importanti cliniche della Planned Parenthood a convinta sostenitrice di uno dei gruppi antiabortisti più attivi del Paese, di matrice cristiana. UNplanned mette a fuoco la complessità di scelte, non necessariamente obbligate, che molte giovani donne si trovano a operare quotidianamente. Il film parla di pieni e di vuoti, del senso di solitudine di tante a confronto della dolcezza del conforto di famiglie spesso tenute all’oscuro di verità imbarazzanti, di bugie dette soprattutto a se stessi. Su tutto veicola la forza della preghiera e l’attaccamento alla vita, la potenza degli intenti comuni e la bellezza della condivisione, la povertà morale di logiche meramente economiche (e politiche) contro scelte di qualità ragionate e consapevoli.

Non si fa mistero, in questa pellicola, del dolce inganno rappresentato dal Dio Denaro, della facile seduzione di servizi gratuiti a basso costo forniti da un’associazione solo apparentemente no-profit (“no-profit è solo un modello aziendale, non un regime di business”, pronuncia senza troppe remore l’antagonista) e spacciati come salvezza ed espressione massima della libertà di scelta delle donne. Dal punto di vista strutturale il film inizia con la presa di coscienza della protagonista e prende le mosse – scelta opinabile – da un episodio particolarmente cruento della sua esperienza nella clinica di cui negli anni è diventata stimata e premiata direttrice.

Da quel momento Abby Johnson prende piena consapevolezza dell’incongruenza che ha segnato la sua vita e del suo profondo disagio interiore. Lo spettatore rivive dunque con lei una serie di avvenimenti cruciali della sua vita e soprattutto della sua esperienza nella Planned Parenthood, che arriverà a farle causa fino a chiudere i battenti di quella stessa succursale di Bryan il primo agosto del 2013.

Unplanned – La storia vera di Abby Johnson mette in luce il cinismo e l’incapacità di empatia da parte delle istituzioni mediche da un lato e la forza della preghiera degli attivisti dall’altro (secondo le statistiche, il fatto che fuori dalle cliniche siano presenti gruppi di preghiera pare sia in grado di ridurre effettivamente il numero degli aborti del 75% circa). Altro punto focale, in un finale molto commovente e pieno di bellezza, è quello di far emergere l’ingente numero di pratiche abortive promosse e condotte in questi centri mettendo in rilievo la massiccia quantità di vite umane in-fieri che quotidianamente vengono sacrificate senza remore “sull’altare della convenienza”.

Abby Johnson, lasciato il posto molto ben remunerato alla Plain Parenthood, ha fondato l’associazione “And then there where none”, il cui scopo è aiutare gli ex-dipendenti delle cliniche abortive a staccarsi da sistemi di pensiero algidi recuperando una certa sensibilità e consapevolezza sull’argomento. C’è sempre un altro modo di interpretare la realtà, per quanto difficile e vincolante possa sembrare, e di vedere le cose. E questa seconda via, non sempre facile o immediata,  può sorprendere e riempire di significato l’esistenza di chi la intraprende.

Probabilmente è questo uno dei motivi per cui la scelta registica sulla fotografia verte su colori di grande carica e contrasto cromatico. Quel “non programmato”, sembra volerci dire la protagonista, può portare a una nuova prospettiva, insolita e piena di stupore, prima di tutto nei confronti del miracolo della vita.