Renato Zero sulla TV e sulla musica di oggi: “C’è meno identità”

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renato zero sulla tv

Un’icona, un pioniere, 55 anni di carriera ed una casa piena di ricordi (e scatoloni): durante un’intervista del Corriere.it sono venute fuori tantissime interessanti riflessioni di Renato Zero sulla tv, sulla musica, sull’Italia di oggi. D’altra parte la sua storia è un pezzo di storia vivissima e ardente del nostro paese.

A partire dal mondo dello spettacolo e del piccolo schermo, che secondo il celebre cantante “Ha perso identità“. Per lui la televisione “viene schiaffeggiata dall’approssimazione. Nel ’54 ne avevamo una. Marca Admiral. Uno scatolone con le manopole, che friggeva da mattina a sera perché non c’era quasi niente da guardare. Poi si accendeva e vedevi Giancarlo Cobelli che faceva il mimo, Pasolini, il maestro Alberto Manzi, i reportage di Mario Soldati in un Paese che sembrava essere il luogo delle favole, con tutta l’ignoranza di cui l’Italia era padrona ma con la forza di voler crescere perché c’era una nazione da ricostruire».

renato zero sulla tv

Cos’ha detto Renato Zero sulla TV e sui musicisti odierni

Oltre alle considerazioni di Renato Zero sulla tv c’è anche la sua personalissima visione di com’era vissuta la musica e la carriera negli anni ’70, rispetto ad oggi: «Più stavi in giro e più accadevano cose. Avevamo questa attitudine all’aggressione del marciapiede, della porta di un impresario, rispondevamo alla chiamata alle armi di musicisti che una volta cercavano un batterista, una volta un bassista. Le idee si mescolavano. Poi sono arrivati i computer e si è stravolto tutto. Qualcuno è convinto che mettersi davanti a un Pro Tools sia una vittoria. Io credo sia una sconfitta perché ti allontani dall’umano, dalla stanchezza fisica, mentale, dall’andare a cercare l’ispirazione».

Storici i suoi album, così come i concetti che il cantautore – che vanta anche ruoli non accreditati in numerose produzioni italiane, incluso Roma di Federico Fellini, per dirne una – ha sempre espresso attraverso il suo talento e la sua identità così piena e cangiante: “Io dell’apparenza sono stato vittima ogni volta che mi volevano affibbiare un’etichetta solo perché guardavano la confezione. Il bisogno fa l’uomo ladro. Quando hai fame, di qualsiasi cosa, ti fai lucertola, pachiderma, scimmia. Amo i napoletani perché hanno firmato un patto con la vita: non sono gelatinosi, statici. Dovessi presentare un italiano all’estero manderei un napoletano».