Roberto Russo, il marito della Vitti: “Ho difeso Monica, il suo desiderio di riservatezza fino alla fine”

"La nostra storia, durata quasi mezzo secolo, è stata l'avventura di una simbiosi": così il regista in un'intervista al Corriere della Sera

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Roberto Russo e Monica Vitti
Roberto Russo e Monica Vitti

Walter Veltroni intervista Roberto Russo, il marito di Monica Vitti, per il Corriere della Sera. Una chiacchierata a quattro mesi dalla morte dell’attrice, scomparsa lo scorso febbraio a 90 anni. Russo torna a parlare del male che ha colpito la moglie, la demenza con corpi di Lewy. Una malattia degenerativa simile all’Alzheimer e al morbo di Parkinson, causata da depositi di proteine nel cervello. Chi ne è affetto perde la capacità organizzativa e l’orientamento, prova momenti di inconsapevolezza di ciò che sta succedendo.

Monica Vitti, marito rivela: “Mascherava la malattia”

Vitti, da attrice dai mille volti quale era, riusciva a nascondere il problema. “Lei mascherava i vuoti che si andavano moltiplicando nella sua mente. Era bravissima – racconta Russo –. Faceva leva sul fatto che, in fondo, un po’ smemorata era sempre stata. Sapeva tutti i copioni a memoria, ma magari non ricordava dove aveva lasciato le chiavi di casa. È sempre stata così. Ma la nostra vita in simbiosi faceva sì che ogni piccolo slittamento dell’uno fosse avvertito dall’altro”.

Io mi ero accorto che qualcosa non andava come sempre. Che la memoria la stava abbandonando, lentamente ma, per me, visibilmente – continua il regista –. La portai da un famoso medico. Lei sfoderò le sue doti di camuffamento e alla fine questo luminare mi investì dicendo che Monica stava benissimo e che ero io a dovermi far visitare. Un’altra volta la portai a fare analisi in clinica e lei si arrabbiò. Mi chiese come mi era venuto in mente, che lei stava benissimo e le analisi lo avevano confermato. Io mi scusai e le dissi che lo avevo fatto per togliermi la paura”.

Per vent’anni, dalla scoperta della malattia alla morte, Russo ha difeso il diritto alla riservatezza della moglie. “Per non farla mai stare sola, per non farle mai mancare nulla. Vent’anni senza mai uscire di casa se non per la spesa o per fare due passi qui intorno – spiega il regista –. Ho difeso Monica, il suo desiderio di riservatezza fino alla fine, ho cercato di farla ridere quando poteva, e di tenerle sempre la mano. E lo rifarei, rifarei ogni giorno di questi venti anni che non separo dagli altri trenta. Sono stati tutti meravigliosi, perché sono stati tutti con lei”.

Monica Vitti
Monica Vitti

Monica Vitti e Roberto Russo inseparabili per 40 anni

La loro relazione è durata 40 anni. Si sono conosciuti nel 1973, sul set della commedia Teresa la ladra di Carlo Palma: Russo aveva 25 anni, Vitti 42. “Lei era l’attrice protagonista, io battevo il ciak. Insomma ero un macchinista – ricorda oggi –. Da quando l’ho vista non ho capito più nulla. Ma io ero il ciakkista e lei la star. Lei era fidanzata. Non avevo mai visto una donna di quella intelligenza, di quella simpatia, di quella bellezza. Lei era come i film che ha fatto: sapeva far ridere, far piangere, far pensare. La nostra storia, durata quasi mezzo secolo, è stata l’avventura di una simbiosi”.

“Tutto è cominciato su quel set – rivela Russo –. A un certo punto io, che non ce la facevo a vederla e non poterle dire che la amavo, ho abbandonato le riprese. Ma dopo qualche giorno mi hanno richiamato per dirmi che volevano tornassi sul set. Ho capito in quel momento, il più bello della mia vita, che era stata Monica a volermi vicino a lei”.

Vitti e Russo sono stati inseparabili, prima e dopo il matrimonio civile celebrato in Campidoglio il 28 settembre 2000. “Non ci siamo mai lasciati un secondo – conclude il regista –. In cinquant’anni io ho dormito lontano da lei solo una notte, per un premio che dovevo ritirare. Monica ed io non abbiamo mai chiuso occhio quella notte”.