Il punto di vista di Mario Martone sulle chiusure dei cinema

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mario martone

Mentre in tutta Italia si diramano manifestazioni e proteste, uno dei settori più colpiti dalle restrizioni nazionali prende vita attraverso la voce di Mario Martone: il celebre regista di Capri Revolution, il Giovane Favoloso e Il Sindaco Del Rione Sanità ha firmato un articolo su La Repubblica dove affronta la drammatica questione delle chiusure delle sale.

“Quello del teatro e del cinema non è ‘tempo libero'” racconta Mario Martone

Sono tra coloro che hanno sostenuto l’operato del governo durante tutti questi mesi – esordisce dalle pagine del celebre quotidiano – e l’ho trovato giusto al punto di chiedere al sovrintendente dell’Opera di Roma Carlo Fuortes, già dai tempi del lockdown, di darmi la libertà di immaginare per lo spettacolo di apertura previsto il prossimo fine novembre, un lavoro in cui tutte le misure di sicurezza richieste per tutelare artisti, maestranze e spettatori potessero venire usati come mezzi espressivi.

mario martone

Fuortes e Daniele Gatti hanno subito sposato la mia visione – spiega Mario Martone – ed ecco che oggi avremmo dovuto cominciare, in tutta sicurezza, le prove di Don Giovanni. Invece no. Non perché ci sia un lockdown, ma perché bisogna scoraggiare le persone dall’uscire nel loro tempo libero. Tempo libero? Quale assurda mistificazione. Lagioia indica molto chiaramente il buco nero in cui come società stiamo andando a infilarci (e la violenza che esplode nelle strade ne è un segno fin troppo evidente). Ebbene, quel buco nero viene da lontano. Da quando in Italia si è cominciato a perdere la consapevolezza tragica dell’esistenza“.

“Non ho amato il modo di comunicare le chiusure: stiamo sprofondando in un buco nero”

Un punto di vista profondamente riflessivo, amaro e deciso: ” Il teatro non riguarda gli artisti e i lavoratori dello spettacolo (i cui diritti pure vengono calpestati in questo momento), riguarda tutti. Il teatro, l’opera, e dal secolo scorso anche il cinema, sono necessari non meno della scuola perché servono, come la scuola, a far luce nelle menti, e quelle degli adulti non ne hanno bisogno meno di quelle dei ragazzi, ed è senza luce che si sprofonda nel buco nero. Il tempo che si passa a teatro o in una sala cinematografica è tutt’altro che libero, al contrario, può essere impegnativo come un lavoro, anche se si tratta di una commedia che mentre ci impegna ci diverte. Riusciamo più a considerare questo impegno come un valore e, soprattutto, come una liberazione? Forse è troppo tardi.”

Una delle critiche più aspre le riserva alla modalità di comunicazione del DCPM: “La chiusura dei cinema e dei teatri? Relegati con due righe in fondo, come elementi accessori, di nessun interesse per la maggioranza della popolazione. Questo siamo diventati. Ma oggi dà coraggio la forte e unanime reazione di tutti i protagonisti dello spettacolo italiano: speriamo che sia l’inizio di una nuova consapevolezza“.

Voi che ne pensate?

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