Il ricordo di Carlo Verdone su suo padre: “A volte mi viene da telefonargli”

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Il ricordo di Carlo Verdone su suo padre:
Carlo Verdone (foto: Facebook @carloverdoneofficial)

L’abbiamo visto su Prime Video in Vita da Carlo in una delle sue performance più umane e vicina alla sua esperienza di vita e di carriera, ma quello che ha detto Carlo Verdone su suo padre in occasione di un’intervista al Lecco Film Festival è una confessione ancora più intima e toccante.

Cos’ha detto Carlo Verdone su suo padre e l’istinto che ancora ha, adesso, di comporre il suo numero telefonico

Intervistato dal Corriere.it, il mitico attore romano ha raccontato: “Mio padre insegnava cinema alla Facoltà di Magistero, ebbe la prima cattedra. Mi chiese quello che non mi doveva chiedere: Dreyer”.

Il ricordo di Carlo Verdone su suo padre: "A volte mi viene da telefonargli"
Carlo Verdone (foto: Facebook @carloverdoneofficial)

Questa precisazione di Carlo Verdone su suo padre e sull’argomento dell’esame non è stata casuale: al Lecco Film Festival, infatti, gli è stato chiesto di parlare proprio del celebre regista danese, verso cui l’attore ha sviluppato una vera e propria passione cinefila. E le origini vanno rintracciate proprio in quel suo esame universitario con il suo papà: “Non fu affatto generoso, facendomi fare una figuraccia tremenda. Ci rivediamo alla prossima sessione, mi congedò così. Alla vigilia l’avevo pregato di chiedermi di Fellini e del neorealismo. A casa, dopo l’esame, si fece una grande risata e mi disse, cosa avrebbero detto gli altri studenti se ti avessi protetto? La prossima volta preparati su Dreyer. Aveva due anime, era autorevole come professore e storico, soprattutto delle avanguardie, e fu giovane assistente di Norberto Bobbio; poi aveva un’anima scherzosa, comica, la goliardia senese da cui proveniva. Lui, orfano di padre (era morto in guerra sul Carso e nemmeno l’aveva visto) trascriveva atti unici goliardici, per esempio Il trionfo dell’odore, ambientato nei gabinetti dell’università di Siena; Zeffirelli realizzava le scenografie e con lui a recitare c’erano futuri registi, pittori, scultori. Amava il circo come Fellini, che frequentava casa nostra assieme a tanti nomi del cinema e intellettuali“.

A mancargli di più è “il consiglio, il suo essere punto di riferimento.” Ed è qui che l’ex ‘Gallo Cedrone’ si apre ad una tenera e nostalgica riflessione: “L’altro giorno ho scritto la prefazione a un libro (Vita inquieta di un poeta) di Letizia Leonardi su un grande scrittore armeno, Yeghishe Charents, morto nel 1937. Mio padre era un grande cultore di quel popolo che ha avuto genocidi incredibili. Finita la prefazione ho allargato la mano verso il nulla. Era il gesto che facevo al tempo in cui c’era mio padre, quando prendevo il ricevitore del telefono per leggergli un mio scritto, lui ascoltava e mi correggeva. Non trovavo il telefono. Mi sono detto, ma cosa stai facendo?